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Il problema della sterilità maschile


In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna. Gli studi condotti, negli ultimi anni, hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Ne è una testimonianza l’incremento esponenziale della richiesta di analisi seminali, dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Secondo i dati del Laboratorio di Semiologia e Immunologia della Riproduzione dell’Università La Sapienza di Roma oggi sono quasi 5.000 le richieste annuali di analisi seminali nella struttura romana, mentre alla fine degli anni ’60 non si arrivava nemmeno a 500 richieste l’anno.

 

 

Per quanto riguarda, in particolare, l’infertilità maschile in Italia un dato certo è che, nonostante negli ultimi anni gli uomini abbiano preso maggior coscienza del loro ruolo primario nelle difficoltà legate al concepimento, la quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non consulta l’andrologo preventivamente, dato oltremodo allarmante tenendo conto che la maggior parte dei casi di infertilità maschile ha origine da patologie uro-genitali, che spesso si possono prevenire o curare.

 

La produzione di spermatozoi è il frutto di un lungo processo che avviene negli epididimi. Questo processo richiede approssimativamente 2-3 mesi e in questo periodo un eccessivo stress ossidativo può avere pesanti effetti negativi sulla qualità degli spermatozoi e quindi sul concepimento.

 




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